Messer Cavallo

Alle nove di sera della domenica in Albis si rinnova a Ripatransone il rito del Cavallo di Fuoco, un evento che si ripete oramai da 300 anni alla stessa ora e nella stessa piazza. Tutto iniziò quasi per caso nel 1682 in occasione dell'incoronazione della Madonna di S. Giovanni, quando, al termine dei festeggiamenti, un fuochista della città di Atri, chiamato per l'occasione, forse contagiato dall'entusiasmo popolare, "...cavalcò un cavallo, che era tutto ripieno di fuochi artificiali, con il quale girò più volte la piazza buttando sempre raggi ed altre bizzarrie..." e ciò piacque ai ripani che vollero ripetere lo spettacolo negli anni successivi in occasione della festa dell'Ottava. Un turbinio di fuochi, petardi e girandole che si consuma in trenta veloci minuti, ma che richiede un'attenta preparazione, un'organizzazione meticolosa, perché rimanga una festa, mista di pazzia, ma pur sempre una festa. 

Dopo il Cavallo di Fuoco cavalcato da Pietro Marenzi nel 1701 (A.Giannetti "La Madonna di S.Giovanni") , altri Cavalli di Fuoco hanno affrontato la piazza: una sagoma di legno portata a spalla dal ripano più robusto fino al 1932; quindi un modello sempre in legno posto su due ruote e trainato con un lungo timone. Il 10 Aprile del 1994 la folla assiepata nelle piazze Condivi e Matteotti ha visto un nuovo Cavallo, interamente ricostruito in    lamiera di ferro dall'artigiano ripano Umberto Nucci. La tecnologia avanza ma il rito è sempre lo stesso: la Banda di Ripatransone al ritmo del "23" accoglie il Cavallo di Fuoco in Largo Speranza per accompagnarlo trionfalmente davanti alla Cattedrale, da dove la Madonna guarda e protegge. L'esecuzione della marcetta è disturbata da sgangherati campanacci, dalle urla della folla impaziente di misurarsi con questo buon bestione che a fatica cerca di trovarsi un varco tra il muro di gente pervasa di gioiosa eccitazione. Fin quando una scintilla sulla coda del Cavallo scatena il putiferio ed ha inizio il duello: la gente fugge, cerca un riparo intralciandosi, vuole intuire dove andrà a cadere la pioggia di fuoco e si spintona in un groviglio di scintille e spari. I più impavidi lo sfidano, perché il fuoco li bagni, anelando un graffio o un’innocua bruciatura in questo pacifico campo di battaglia. La danza prosegue per trenta minuti, una danza quasi rituale, con la consueta imprevedibilità, per la gioia dei piccoli, cautamente tenuti a distanza, e la felice eccitazione dei grandi. 

L'ultimo petardo, più forte degli altri, sigla la conclusione del rito, la fine del duello e il Cavallo fumante è di nuovo circondato dalla folla, che applaude, mille mani si protendono a toccare con religioso rispetto, quasi una reliquia, la vittima sacrificale, l'eroe del fuoco.